• Cassazione | Anatocismo bancario e contratto di conto corrente

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Cassazione | Anatocismo bancario e contratto di conto corrente

(Law Cases)


Date: 02/07/2014

Court: Cassazione civile sez. I

Place: Roma

Number: 15135

In tema di capitalizzazione degli interessi, il rapporto di conto corrente bancario è soggetto ai principi generali di cui all'art. 1283 cod. civ. e ad esso non è applicabile l'art. 1831 cod. civ., che disciplina la chiusura del conto corrente ordinario. Il contratto di conto corrente bancario è, infatti, diverso per struttura e funzione dal contratto di conto corrente ordinario, e l'art. 1857 cod. civ. non richiama l'art. 1831 cod. civ. tra le norme applicabili alle operazioni bancarie regolate in conto corrente.




SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1.- Con la sentenza impugnata (depositata il 23.2.2007) la Corte di appello di Milano ha confermato la decisione non definitiva del Tribunale con la quale - per quanto ancora interessa - era stato revocato il decreto ingiuntivo emesso nei confronti di D. M. e R.G.F. (in qualità di fideiussori della s.r.l. FOR.IM., fallita in corso di causa) in favore della Banca di Credito Cooperativo di (OMISSIS) per somma risultante dal saldo del c/c acceso dalla società garantita, ed era stata dichiarata l'illegittimità degli interessi passivi e attivi, come applicati, e della capitalizzazione trimestrale degli interessi nonchè la decisione definitiva con la quale il Tribunale aveva condannato gli opponenti al pagamento della somma di Euro 255.243,03 oltre interessi calcolati D.Lgs. n. 385 del 1993, ex art. 117.
La Corte di merito, in sintesi, ha disatteso l'eccezione di nullità del contratto di apertura di credito per mancanza di forma, la doglianza in ordine all'avvenuta capitalizzazione annuale degli interessi e quella relativa alla ritenuta detrazione dell'importo relativo a titoli presentati per l'incasso s.b.f., tra l'altro perchè sarebbe mancata la prova - di cui erano onerati gli appellanti - che indebitamente fosse stato omesso l'accredito di effetti pur dopo l'avvenuto incasso.
Contro la sentenza di appello D.M. e R.G. F. hanno proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.
Resiste con controricorso Banca di Credito Cooperativo di (OMISSIS).
Nel termine di cui all'art. 378 c.p.c. parte ricorrente ha depositato memoria.


MOTIVI DELLA DECISIONE
2.1.- Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione e/o falsa applicazione dell'art. 1421 c.c. e art. 345 c.p.c.. Lamentano che erroneamente sia stata ritenuta tardiva l'eccezione di nullità del contratto di conto corrente e non proponibile per la prima volta in appello. Formulano, ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c. - applicabile ratione temporis - il seguente quesito: se "in una causa di opposizione a d.i. l'eccezione di nullità del contratto per il cui adempimento una delle parti agisce è o meno una eccezione di mera difesa, formulabile anche in grado di appello e, in ogni caso, la nullità del contratto posto a fondamento della pretesa di una delle parti è o meno rilevabile d'ufficio dal Giudice".
2.1.1.- Il motivo è infondato perchè i ricorrenti sostengono erroneamente che la giurisprudenza formatasi sulla nullità delle clausole relative agli interessi ultralegali e all'anatocismo possa essere applicata in una ipotesi di nullità di protezione.
Per "nullità di protezione" si intende, secondo una definizione più generale, la nullità che, discostandosi dallo schema classico di cui all'art. 1418 cod. civ. e segg., sanziona la trasgressione di norma imperativa in favore della sola parte nel cui interesse la nullità stessa è stabilita.
In relazione al Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) assume rilievo il Titolo VI (Trasparenza delle condizioni contrattuali) del T.U.B., alle cui disposizioni rinvia l'art. 127 - rubricato: "Regole generali" - inserito nel relativo Capo 3 (Regole generali e controlli).
L'art. 127 stabiliva, nella parte che interessa (comma 2) e nel testo ratione temporis applicabile:
"2. Le nullità previste dal presente titolo possono essere fatte valere solo dal cliente".
Le nullità alle quali fa riferimento la norma sono quelle previste, tra l'altro, dall'art. 117, nella parte in cui dispone che "nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo".
Pertanto, la predetta nullità deve essere espressamente prospettata dalla parte per fondarvi un'esplicita eccezione di nullità, indispensabile quando si tratti di un'ipotesi di nullità relativa, quale è quella prevista dal citato art. 117 (in relazione all'art. 23 del tuf cfr., analogamente, Sez. 1, n. 28432/2011; Sez. 1, n. 28810/2013).
La modifica dell'art. 127 TUB invocata dai ricorrenti nella memoria, a mente della quale "Le nullità previste dal presente titolo operano soltanto a vantaggio del cliente e possono essere rilevate d'ufficio dal giudice", è stata introdotta dal D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, art. 4, comma 2, come modificato dal D.Lgs. 14 dicembre 2010, n. 218, art. 3, comma 4. Talchè non è applicabile alla concreta fattispecie.
2.2.- Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117, nn. 1 e 3 e formulano il seguente quesito: se "il contratto di apertura di credito regolata in conto corrente è servizio accessorio del contratto di conto corrente e quindi autonomamente soggetto all'obbligo di forma di cui al D.Lgs. n. 385 del 1993, art. 117 e in tale seconda ipotesi, il medesimo contratto di apertura di credito, può dirsi validamente stipulato per iscritto sulla base di una mera domanda di concessione.


P.Q.M.
La Corte accoglie il terzo e il quarto motivo, rigetta le rimanenti censure. Cassa la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame e per le spese alla Corte di appello di Milano in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 maggio 2014.
Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2014

Sun Sep 07 10:37:03 CEST 2014



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