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AVV. ELISA COSSA

Rapporto tra appropriazione indebita e bancarotta per distrazione - ne bis in idem

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Con la sentenza n. 25651/2018 la Suprema Corte torna sul rapporto tra appropriazione indebita e “distrazione” (una volta dichiarato il fallimento) degli stessi beni rispetto al divieto di un secondo giudizio ex art. 649 c.p.p.
La Corte ricorda che tale questione ha trovato differenti soluzioni nella giurisprudenza di legittimità.
Per la Suprema Corte, la questione, oggi, deve essere risolta alla luce dei principi affermati dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 200 del 31/5/2016.
Con la predetta pronuncia la Corte Costituzionale ha escluso che l'art. 4 del protocollo n. 7 CEDU abbia un contenuto più ampio di quello dell'art. 649 c.p.p

La giurisprudenza stabilizzata della Corte EDU porta ad affermare che la medesimezza del fatto va apprezzata alla luce della circostanze fattuali concrete, indissolubilmente legate nel tempo e nello spazio, col ripudio di ogni riferimento alla qualificazione giuridica della fattispecie.
Pertanto, la Corte Costituzionale ritiene costituzionalmente corretti gli approdi della giurisprudenza di legittimità, per la quale l'identità del fatto sussiste quando vi è una corrispondenza storico-naturalistica nella configurazione del reato, considerato in tutti i suoi elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e con riguardo alle circostanze di tempo, di luogo e di persona (Cass., SU, n. 34655 del 28/6/2005).

La Corte di Cassazione evidenzia che, una volta depurata della dichiarazione di fallimento, la bancarotta per distrazione non si differenzia in nulla nell'appropriazione indebita (quando, beninteso, abbiano lo stesso oggetto), sicché non presenta la diversità necessaria a superare il divieto del bis in idem.

La profonda diversità della bancarotta per distrazione, rispetto all'appropriazione indebita, per la Suprema Corte, sta, in realtà, nell'offesa che reca all'interesse dei creditori, per la diminuzione della garanzia patrimoniale che è ad essa collegata; ma si tratta di una diversità che, stando al dictum della Corte Costituzionale, non rileva ai fini della identificazione del “fatto”, perché attiene - insieme all'oggetto giuridico, alla natura dell'evento, ecc. - ad elementi della fattispecie che, per la loro opinabilità, non devono concorrere a segnare l'ambito della garanzia costituzionale e convenzionale del ne bis in idem.

Avv. Elisa Cossa

Thu Jun 14 09:58:28 CEST 2018



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