• Obblighi sui figli, fuori il legale scorretto

LUCA INSALACO

Obblighi sui figli, fuori il legale scorretto

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(Luca Insalaco - ItaliaOggi del 04/02/2016)

Non può svolgere la professione di avvocato chi disattende i provvedimenti del giudice sui figli minori.

Il Consiglio Nazionale Forense (sent. n. 197/214) ha confermato la decisione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di La Spezia, negando l’iscrizione al registro speciale dei praticanti a un aspirante avvocato, per mancanza dei requisiti morali e, in particolare, per non avere tenuto una condotta irreprensibile («specchiatissima e illibata»), come richiesto dall'ordinamento professionale forense.

Nel caso in questione la ricorrente aveva ripetutamente violato gli obblighi posti dal giudice nell'interesse della figlia minore in sede di separazione.

Nella causa tra i coniugi, infatti, il giudice aveva disposto, in via provvisoria, l’affidamento condiviso della figlia.

L’ordinanza presidenziale, tuttavia, veniva disattesa ripetutamente dalla donna, tanto che il giudice addebitava la separazione alla stessa e affidava la minore in via esclusiva al marito. L’inottemperanza ai provvedimenti del giudice sfociava, inoltre, in un procedimento penale a carico dell’aspirante avvocato, a esito del quale la stessa veniva condannata anche per il reato sottrazione di persone incapaci. Poco prima del deposito della sentenza di condanna, poi appellata, la ricorrente presentava istanza di iscrizione al registro dei praticanti avvocati, tenuto dal Coa di La Spezia, ricevendone un rigetto.

L’organo professionale ligure giudicava il comportamento dell’istante inconciliabile «con chi sarebbe tenuta a interagire quotidianamente con quelle stesse autorità di cui avversa determinate statuizioni» e deliberava per la mancata iscrizione. Da qui il ricorso al Consiglio Nazionale Forense e la conseguente conferma della deliberazione impugnata.

La decisione, ha spiegato il massimo organismo degli avvocati, è stata presa, non già sulla base di un contestato allineamento alle sentenze assunte in sede penale civile, quanto sulla scorta dei «fatti storici», ovvero dei comportamenti tenuti dalla ricorrente «non contestati né contestabili».

Comportamenti, come la permanenza con la minore per tre mesi in Sicilia, lontana dal padre affidatario, che hanno portato a giudicare la donna «priva di quella serenità di giudizio, di quel metro di obiettività che dovrebbe accompagnare costei durante lo svolgimento della professione».

Thu Feb 04 22:04:13 CET 2016




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