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LUDOVICO GAMBERINI

Nei reati tributari no all'accertamento del fatto-reato sulla base delle presunzioni tributarie

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Con la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, sez. III, del 6 marzo 2014 n. 10811, si è ribadito un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, secondo la quale nel processo penale le presunzioni tributarie hanno un mero valore indiziario sicché l’accusa di omessa dichiarazione ai fini di evasione dell'imposta sui redditi (art. 5 D.Lgs. n. 74 del 2000) deve essere supportata da altri elementi. No dunque al ricorso alla presunzione tributaria secondo cui tutti gli accrediti registrati sul conto corrente si considerano ricavi dell'azienda (art. 32, comma primo n. 2, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600), in quanto spetta al giudice penale la determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa procedendo d'ufficio ai necessari accertamenti, eventualmente mediante il ricorso a presunzioni di fatto.
L’accertamento e la determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa, da intendersi come l'intera imposta dovuta, devono essere compiuti dal giudice penale attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi e anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria (cfr. Cass. sez. III pen. n. 36396/2011).

Sat Mar 08 19:54:29 CET 2014



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