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LUDOVICO GAMBERINI

Le Sezioni Unite della Cassazione pongono la parola fine alla speranza di tanti utenti (privati ed enti locali): sì alla tassa di concessione governativa sui cellulari

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La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 9560/14, depositata il 2 maggio 2014, dopo aver esaminato i vari contrasti giurisprudenziali, ha deciso che la tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari è legittima e non è stata abrogata dal codice delle comunicazioni.
Secondo la Cassazione non può ritenersi abrogata la tassa di concessione governativa per il solo fatto che il codice delle comunicazioni non disciplini più l’uso dei terminali radiomobili di comunicazione.
La Cassazione precisa come l'esenzione dalla tassa riguarda solo l'amministrazione centrale e dunque i privati nonchè gli enti locali devono corrispondere la tassa di concessione governativa
La vicenda in questione nasce dal contenzioso promosso da tre comuni che chiedevano la restituzione della tassa di concessione governativa per l’utilizzo di apparecchiature radiomobili terrestri, nel caso specifico dei telefonini, prevista dal d.P.R. n. 641/1972, in quanto ritenevano fosse stata abrogata dall’entrata in vigore del Codice delle comunicazioni elettroniche (d.lgs. n. 259/2003). Tale norma aveva liberalizzato il settore delle radiocomunicazioni e soppresso le autorizzazioni amministrative precedentemente richieste. Le amministrazioni comunali avevano, infatti, sottoscritto vari contratti di abbonamento al servizio di telefonia mobile e avevano pagato, tramite il gestore telefonico, non solo il costo dell’abbonamento, ma anche la tassa di concessione governativa.
I giudici di legittimità si basavano su varie direttive europee, tra cui la n. 2002/20/CE, secondo cui non sussiste tra “telefoni cellulari” e “radio ricetrasmittenti” una differenziazione. Perciò, è da escludersi che i telefonini siano regolati in via esclusiva dal d.lgs. n. 269/2001 e che le radio rice-trasmittenti lo siano, sempre esclusivamente, dal Codice delle comunicazioni.
Secondo tali considerazioni, il Codice delle comunicazioni non si occupa solo di comunicazioni radio, ma anche telefoniche, per cui entrambe sono sottoposte alla stessa disciplina sulle condizioni d’accesso. Allo stesso modo il d.lgs n. 269/2001 regola non solo i telefoni, bensì pure le radio-trasmittenti, per quanto riguarda i requisiti tecnici necessari per la messa in commercio
A supporto di questa decisione peraltro il legislatore recentemente era intervenuto sulla materia, con il d.l. n. 4/2014, convertito nella l. n. 50/2014, chiarendo che «per stazioni radioelettriche si intendono anche le apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione».
Tuttavia, a giudizio della Cassazione, questa norma interpretativa forniva un esito che era già raggiungibile a prescindere dall’intervento legislativo, come fatto proprio dai giudici di legittimità.

Wed May 07 12:23:22 CEST 2014



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