• Le politiche pubbliche in un sistema multilivello.

SEBASTIANO DE FEUDIS

Le politiche pubbliche in un sistema multilivello.

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Le politiche pubbliche in un sistema multilivello.


Per governance multilivello si intende un'azione coordinata dell'Unione, degli Stati membri e degli enti regionali e locali fondata sul partenariato e volta a definire ed attuare le politiche dell'UE.

L'istituzionalizzazione della governance multilivello risale all’articolo 5 del Trattato di Maastricht.

In seguito il Regolamento UE n. 1303/2013, nel sistema di programmazione strutturale 2014 – 2020, ha sancito formalmente che ogni Stato membro organizzi un partenariato con le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti, le parti economiche e sociali e altri organismi pertinenti che rappresentano la società civile.

In questo contributo proveremo, sinteticamente, a riassumere alcune criticità nell’utilizzo dei fondi strutturali per stimolare la riflessione sull’importanza del tema.

E’ bene evidenziare, anzitutto, che i fondi strutturali rappresentano una dotazione finanziaria aggiuntiva per potenziare le politiche ordinarie che ciascuno Stato membro mette in atto, con azioni specifiche (ad esempio incentivi agli investimenti), o attraverso l’impatto sul territorio delle grandi politiche pubbliche nazionali; dall’istruzione ai trasporti.

L’efficacia di ciò che si fa, quindi, dipende dal raccordo con le politiche già in essere.

Se ciò non accade l’impatto delle politiche è assai modesto: esse svolgono un ruolo di aumento della domanda (costruzione delle opere) ma non un ruolo permanente di miglioramento delle condizioni di offerta (nuovi servizi).

I fondi strutturali sono una lente che consente di vedere pregi e criticità delle politiche ordinarie; se queste sono carenti, i problemi non si risolvono attraverso interventi straordinari ed estemporanei, ma attraverso un’azione sull’ordinario.

Uno degli ostacoli che rendono difficoltoso un efficace utilizzo dei fondi è il ritardo nella spesa degli stessi; ma questa, a bene vedere, non è la causa ma la spia del problema.

I ritardi, a parere di chi scrive, non dipendono unicamente dagli amministratori.

Se così fosse basterebbe cambiare la governance del sistema, affidando le risorse a dei Commissari, per risolvere ogni problema.

In realtà, in primo luogo, vi è un ritardo politico. Esso attiene alla definizione, da parte delle autorità politiche competenti, delle specifiche azioni da realizzare.

La patologia della politica italiana, centrale e locale, si può riassumere nella difficoltà di trovare un’intesa di lungo termine su azioni condivise.

Prevale, infatti, il desiderio di mantenere risorse disponibili nel tempo per soddisfare esigenze specifiche o priorità di consenso politico che di volta in volta maturano.

Altra causa dell’inefficienza nell’utilizzo dei fondi è addebitabile al ritardo amministrativo.

La molteplicità di obiettivi e di azioni previste dai fondi strutturali comporta un notevolissimo carico di lavoro burocratico per la precisa definizione delle misure (bandi di gara, contratti con i beneficiari ed infine l’impegno richiesto dalle fasi di rendicontazione e certificazione con un sistema che privilegia più i controlli formali che un effettiva valutazione della spesa).

In tal senso si avverte una tendenza negativa a mantenere, in particolare presso le Amministrazioni Regionali, le concrete attività di gestione e di attuazione delle misure che potrebbero essere invece affidate a soggetti specializzati.

Le difficoltà nell’efficace utilizzo dei fondi strutturali dipendono anche da un’altra importante circostanza. Ogni amministrazione tende a essere particolarmente “autarchica”.

Sono molto rari i momenti di confronto tecnico fra le amministrazioni ma anche tra i soggetti attuatori come le amministrazioni comunali.

Nell’intraprendere e nell’attuare ogni intervento, infatti, ciascuna amministrazione fa riferimento esclusivamente alle proprie competenze, capacità ed esperienze e non mette a valore le buone pratiche di altri.

E’ interessante, e poco confortante, notare che questa mancanza di confronto riguarda anche amministrazioni dello stesso colore politico.

L’impressione è che le politiche di sviluppo regionale attengano solo a quanto fanno le regioni, ciascuna nel proprio territorio.

Efficaci politiche di sviluppo regionale, invece, non possono che implicare una governance multilivello, che veda impegnate tanto i livelli di governo regionali e locali quanto quelli nazionali.

Ricordo bene, e lo condivido appieno, l’illuminante pensiero del nostro compianto Direttore Fabrizio Forquet il quale nel, presentare il Master, affermò: “Senza una buona politica non ci sono le buone politiche”.

La programmazione dei fondi comunitari, infatti, non può che essere un grande esercizio di discrezionalità e confronto politico.

Spetta alle classi dirigenti, anzitutto al Governo, una riflessione politica e strategica essenziale sull’orientamento di queste risorse comunque cospicue.

Sono le grandi scelte della politica che devono plasmare i grandi orientamenti delle politiche: così come accaduto, ad esempio, all’inizio degli anni Cinquanta con l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno o nel 1960 – 1970 con le politiche delle Partecipazioni Statali.

La circostanza che in Italia emergano così tante criticità non dipende solo dalle caratteristiche della politica, o dalle attitudini clientelari dei politici del Sud, ma da profonde debolezze dell’intero paese che la Riforma Costituzionale, ed in particolare il nuovo titolo V, aiuterà a debellare.


Sebastiano de Feudis

Sun Apr 02 10:36:32 CEST 2017



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