• La responsabilità dell’intermediario finanziario per il risarcimento delle somme...

MAURIZIO TIDONA

La responsabilità dell’intermediario finanziario per il risarcimento delle somme sottratte al cliente dal promotore finanziario infedele. L’esclusione del concorso di colpa del cliente nel caso di dolo da parte del promotore

(News & Articles)


L’art. 31 (Promotori finanziari) del Testo Unico Finanziario dispone che l’intermediario abilitato (la banca o altro intermediario finanziario), che conferisce l'incarico al promotore finanziario, è responsabile in solido dei danni arrecati dal promotore alle proprie dipendenze a terzi soggetti, anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità penale del promotore.

L’art. 2049 (Responsabilità dei padroni e dei committenti) cod. civ. conferma il principio, affermando che i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.

La giurisprudenza - che è copiosa in materia - ha sottolineato più volte che la responsabilità dell’intermediario finanziario è estesa a qualsiasi comportamento tenuto dal promotore finanziario nell’ambito dell’incarico allo stesso affidato.

L’intermediario finanziario risponde difatti a titolo oggettivo dei danni causati al cliente dal proprio preposto, e questo alla condizione che vi sia un nesso di occasionalità necessaria tra l'attività demandata al promotore finanziario e l'illecito compiuto in danno del cliente.

Per affermare la responsabilità solidale dell’intermediario finanziario, non occorre neppure provare o indagare lo stato soggettivo di dolo o colpa in capo all’intermediario, in quanto - per l’appunto - si tratta di una responsabilità oggettiva. Non rileverebbe neppure che la condotta truffaldina del promotore abbia avuto inizio anche prima del sorgere del rapporto di preposizione tra lo stesso e l’intermediario abilitato, nell’estensione della responsabilità addossata ex lege all’intermediario (Cass. civ., n. 12448/2012, in Giust. civ. Mass. 2012, 7-8, 928, Giust. civ. 2012, 10, I, 2297).

L’occasionalità necessaria tra le incombenze affidate ed il fatto doloso o colposo del promotore è ravvisabile quindi in tutte le ipotesi in cui il comportamento del promotore rientri nel quadro generale delle attività funzionali dell’intermediario finanziario, che lo ha assunto e lo retribuisce per svolgere le incombenze ad esso affidate.

In tale ampiezza di protezione, non può avere rilievo neanche che il comportamento del promotore abbia in concreto esorbitato dal limite fissato dall’intermediario abilitato, essendo sufficiente che la sua condotta sia stata agevolata e resa possibile dall'inserimento del promotore nell'attività svolta dall’intermediario finanziario e si sia realizzata nell'ambito delle finalità istituzionali dell’intermediario, in vista delle quali l'incarico è stato conferito.

Quello che rileva è che al terzo il buona fede apparisse in concreto che l'attività posta in essere nei suoi confronti, e che gli abbia causato un danno, rientrasse nell'incarico affidato al promotore dall’intermediario abilitato (Cass. civ., n. 6829/2011, in Diritto & Giustizia 2011, 14 aprile, Banca borsa tit. cred. 2011, 4, II, 385).

Il caso più frequente nella casistica giurisprudenziale è quello del promotore finanziario che, con artifici e raggiri, abbia sottratto disponibilità di denaro del cliente, affidate in sua cura.

Altrettanto frequente, nella giurisprudenza in materia, è la difesa dell’intermediario abilitato, che sostenga che il cliente abbia concorso, con il suo comportamento, a causare il danno, e per tale ragione chieda la riduzione o l’esclusione del risarcimento richiesto ad essa dal cliente danneggiato.

Difatti, l’art. 1227 (Concorso del fatto colposo del creditore) c.c. dispone che se il fatto colposo del creditore (e cioè, nel caso che ci interessa, il comportamento del cliente che abbia subito un danno dall’opera del promotore, e per tale ragione chieda il risarcimento all’intermediario abilitato) abbia concorso a cagionare il danno, il risarcimento può essere diminuito dal giudice secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate. Il risarcimento non è addirittura dovuto, secondo l’ultimo comma dell’art. 1227 c.c., per i danni che il cliente avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.

Una recente sentenza del Tribunale di Milano, in composizione collegiale (causa incardinata con il rito societario) - sentenza n. 10375 del 23/07/2013: Presidente e Relatore Dott. Paolo Guidi, Giudici a latere Dott. Antonio Stefani e Dott. Francesco Ferrari) ha motivatamente affermato che la comparazione tra il dolo di colui che commette un reato al fine di trame profitto per sé o per altri e (l'eventuale) colpa di colui che in qualche misura agevola la commissione del reato in suo danno aderendo a richieste provenienti dallo stesso danneggiante (il promotore infedele) non può mai tradursi in effettiva incidenza causale della sua condotta sul danno e quindi non può mai condurre ad una diminuzione - ai sensi dell'art. 1227 c.c. (che opera proprio a livello di con-causalità) - del suo diritto al risarcimento.

(...)

Thu Apr 03 08:57:46 CEST 2014




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http://www.tidona.com/pubblicazioni/20140404.htm

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