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AVV. ALBERTO GIUPPONI

La reputazione professionale dell’amministratore di condominio: i danni non patrimoniali.

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La lesione della propria reputazione personale e professionale legittima l’amministratore a pretendere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dall’illecita condotta dei condomini o di terzi.
Le Sezioni Unite con sent. n. 26972/2008 hanno affermato che il danno non patrimoniale ha struttura identica a quella del danno patrimoniale: l'uno come l'altro sono risarcibile solo ove sussista una condotta, un nesso causale tra questa e la lesione di una situazione giuridica protetta dall'ordinamento, nonché un danno conseguente a tale lesione.
Tuttavia mentre il danno patrimoniale è atipico, perché risarcibile quale che sia la condotta illecita che l'abbia provocato, il danno non patrimoniale è tipico, poiché risarcibile solo “nei casi previsti dalla legge”, secondo la previsione di cui all'art. 2059 c.c. che, sotto tale aspetto, costituisce una norma di rinvio.
I “casi previsti dalla legge”, nei quali è risarcibile il danno non patrimoniale, possono essere divisi in tre gruppi:
a) i casi in cui il fatto illecito è previsto dalla legge come reato (ingiuria, diffamazione e calunnia);
b) gli altri casi previsti espressamente dalla legge (estranee alla posizione dell’amministratore di condominio);
c) i casi in cui l'illecito abbia violato i diritti della persona costituzionalmente garantiti.
Con specifico riferimento a quest’ultima ipotesi tuttavia la risarcibilità del danno non patrimoniale non è illimitata, ma subordinata all’esistenza di tre presupposti, e cioè:
a) che la lesione sia grave, cioè eccedente la soglia della normale tollerabilità;
b) che il pregiudizio patito non sia futile;
c) che l'interesse leso abbia copertura costituzionale.
Il requisito della “gravità della lesione” pone all'interprete il problema di stabilire quale sia la soglia della normale tollerabilità, valicata la quale l'offesa diventa risarcibile. Si tratta di una valutazione che deve essere compiuta non già con riferimento al grado di sensibilità della vittima, ma a quello di una persona media.
Il requisito della “non futilità delle conseguenze” riguarda invece gli effetti della lesione. Esso sta a significare che, nel novero delle perdite di cui il giudice deve tenere conto nella liquidazione del danno, non può essere inclusa la perduta possibilità di compiere attività inutili o prive di importanza.
Infine l’interesse leso deve avere copertura costituzionale. Nel novero dei diritti tutelati dall’art. 2 della Costituzione vi sono quelli della personalità in cui rientrano tutti i diritti inviolabili dell’uomo, sia considerato nella sua singolarità sia come parte di un contesto sociale dove si manifesta la sua personalità: in detta categoria rientrano il diritto all’onore ed alla reputazione personale e professionale.
Mentre il diritto all’onore consiste nel sentimento della propria dignità personale (onore in senso soggettivo), la reputazione viene invece concepita come la considerazione sociale di cui una persona gode tra i consociati.
La tutela civile di detti diritti costituzionalmente garantiti si realizza mediante il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale: la loro lesione legittima sempre la persona offesa a chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale, anche quando il fatto illecito non integri gli estremi di alcun reato.
Come precisato dalla Suprema Corte con sentenza civile n. 22190/2009, in caso di lesione dell'onore o della reputazione personale e professionale la misura il danno non patrimoniale dovrà essere quantificata in via equitativa, in quanto non suscettibile di valutazione economica nel suo preciso ammontare.
Tutt’altro che agevole è però l’assolvimento dell’onere probatorio, ovviamente a carico del soggetto che lamenti il danno, il quale potrà essere soddisfatto sia con prove documentali, sia con prove testimoniali, sia a mezzo presunzioni. Dette presunzioni, come precisato dalle Sezioni Unite con sentenza n. 26972/2008, potranno “costituire anche l'unica fonte per la formazione del convincimento del giudice”: il danneggiato dovrà tuttavia allegare tutti gli elementi che, nella concreta fattispecie, siano idonei a fornire la serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto.
Invero la pretesa risarcitoria prospettata in termini di danno all'immagine ed alla reputazione professionale esige un'allegazione di dati specifici da cui desumere il pregiudizio di carattere oggettivo subito e non può essere ritenuta sussistente in re ipsa nel comportamento contrario a norme giuridiche da parte del presunto autore dell'illecito, con l'automatico ricorso alla liquidazione equitativa.
Avv. Alberto Giupponi

Mon Feb 24 16:10:47 CET 2014




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