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GABRIELE CEROFOLINI

Abuso del diritto, id est mancanza di correttezza o buona fede oggettiva (Trib. Reggio Emilia – 16.06.15)

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Interessante pronuncia del tribunale reggiano, una sorta di utilissimo vademecum sul multiforme concetto di abuso del diritto.

Il caso vedeva un’opposizione all’esecuzione intrapresa da un creditore verso una società a responsabilità limitata. Quest’ultima, ceduta l’intera azienda ad una s.n.c. neo costituita avente compagine sociale quasi identica alla cedente, era stata messa contestualmente in liquidazione , e le attività commerciali proseguite dalla cessionaria. Facendo leva sulla differenza fra cessione d’azienda e successione particolare nel diritto controverso, nonché l’assenza del debito dai libri contabili, la nuova società insisteva per l’annullamento del precetto.

Nel rigettare l’opposizione, il giudice adito mette in risalto la finalità elusiva dei vari passaggi societari nei confronti delle ragioni creditorie, destinate a rimanere prive di soddisfazione data l’inconsistenza del patrimonio da liquidare.

Nella parte motiva, sono analizzati e puntualizzati una serie di concetti, che possono cosi sintetizzarsi:

- le operazioni societarie, al pari delle eccezioni spiegate, sono valide, ma l’opponente deve comunque rispondere del debito contratto dalla cedente per abuso del diritto;

- il nostro ordinamento non contiene una previsione generale che impedisca tale abuso, ma le specifiche ipotesi contemplate (ex multis, divieto di atti emulativi ex art.833 cc, minaccia di far valere un diritto ex art.1438 cc, abuso dei poteri genitoriali ex art.330 cc,…), inducono a ritenere vigente un principio generale che vieti l’esercizio di un diritto in modo abusivo;

- la giurisprudenza, riconoscendo tale principio generale, inibisce l’esercizio di quei diritti che il titolare esplica tramite un uso abnorme delle facoltà che gli sono concesse, indirizzandole a fini diversi da quelli tutelati dalla norma;

- l’abuso del diritto si sostanzia, pertanto, nella concreta alterazione delle ragioni poste dall’ordinamento a tutela di una determinata fattispecie giuridica, o comunque in una condotta contraria alla buona fede o lesiva della fede altrui;

- la buona fede viene qualificata dalla dottrina come un principio supernormativo, che rettifica i rapporti interprivatistici caratterizzati da irragionevolezza, e tende a travalicare i confini della materia contrattuale, assumendo il significato oggettivo di correttezza e lealtà;

- nell’intento di colmare le lacune legislative, la giurisprudenza ha utilizzato sempre più spesso il principio della buona fede a chiusura del sistema stesso, amalgamandolo col divieto di abuso del diritto non solo in ambito contrattuale, ma anche tributario e societario;

- le pronunce hanno individuato tre elementi costitutivi dell’abuso : 1) la titolarità di un diritto soggettivo, e la possibilità di un suo utilizzo con modalità non rigidamente predeterminate; 2) il concreto esercizio del diritto, rispettoso della cornice normativa, ma in ogni caso censurabile; 3) la conseguente sproporzione ingiustificata tra il beneficio del titolare ed il sacrificio cui è costretta controparte.

Sotto questo profilo, l’abuso del diritto viene inteso come un principio generale dell’ordinamento, in quanto “criterio rivelatore della violazione dell’obbligo di buona fede oggettiva” (Cass. n. 20106/2009).

Fri Jul 24 09:51:41 CEST 2015



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